Finito il sondaggio sul giocatore che ha scritto la storia della scorsa stagione di basket mondiale. Il vincitore non poteva essere il campione NBA Dirk Nowitzki, che ha giocato una regular season di ottima fattura ma nei playoff ha tirato fuori il suo miglior basket di sempre, per fattura e lucidità.
Mi fa piacere però sottilineare anche il secondo posto di un giocatore che milita in Europa, il grande Dimitris Diamantidis che col suo Panathinaikos ha strameritato l'Eurolega. Terzo Derrick Rose, MVP dell'anno Oltreoceano. A seguire, staccato e di molto, gli altri. Ecco i risultati:
# 1 - DIRK NOWITZKI (Dallas Mavericks), 40,25 %
# 2 - DIMITRIS DIAMANTIDIS (Panathinaikos), 28,57%
# 3 - DERRICK ROSE (Chicago Bulls), 25,97%
# 4 - KEVIN DURANT (Oklahoma City Thunder), 9,09%
# 5 - JAMES WHITE (Dinamo Sassari), 6,49%
In classifica poi ci sono entrati anche LeBron James e Dwyane Wade con entrambi 4 voti, la categoria "Altri giocatori" con 3 voti, e infine Lavrinovic con 1 voto.
Visualizzazione post con etichetta MVP. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta MVP. Mostra tutti i post
giovedì 1 settembre 2011
martedì 14 giugno 2011
Tribute to Dirk Nowitzki
![]() | ||
| Dirk Nowitzki |
E' dunque arrivato il momento di cedere, salire sul carro dei vincitori e rendere il mio personale omaggio a questo portentoso talento offensivo.
Ho sempre riconosciuto la maestria di Dirk Nowitzki come attaccante di livello purissimo, uno dei giocatori più immarcabili dell'era moderna, sia individuamente che come squadra. Nel corso degli anni (come moltissimi) gli ho però rimproverato una forza mentale non sempre sufficiente, oltre che la tendenza ad omettere in molti casi quel lato del basket fondamentale che si chiama difesa. Le celeberrime finali del 2006 perse contro i Miami Heat e la stagione successiva con l'eliminazione al primo turno per opera dei Golden State Warriors stanno a evidenziare proprio i difetti che Nowitzki aveva negli anni passati. Dopo quelle temende delusioni - soltanto parzialmente lenite dalla vittoria del titolo MVP della stagione nel 2007, primo epuropeo nella storia NBA -però il tedesco si è concentrato sulla sua tenuta mentale, ha ampliato il proprio raggio d'azione lavorando anche sulla sua incisività in penetrazione, ed è diventato se possibile ancora più completo e letale.
Quando i Dallas Maverick si sono finalmente attrezzati per essere una squadra più esperta e completa, in grado di gestire le varie situazioni che la stagione e i playoff gli avrebbero proposto, Nowitzki è esploso.
Dirk mi ha totalmente convinto non perché ha vinto il titolo, quello è secondario: ho ammirato prima di tutto la trasformazione nel passaggio da una regular season comunque importante a dei playoff che lo hanno visto assoluto dominatore. Ha letto alla perfezione ogni avversario, ogni situazione proposta, ogni momento topico di una serie e l'ha trasformato in punti.
Più che la mazzata ai Lakers, è stato per me il 24/24 ai liberi nei 48 punti i Gara 1 contro i Thunder la svolta nei confronti di questo campione: in quel momento ho capito che Nowitzki era diventato un altro, ed era capace di arrivare fino in fondo come poi è successo.
Ecco dunque il mio doveroso e ammirato tributo a WunderDirk, MVP delle finali 2011.
mercoledì 11 maggio 2011
Quando eravamo re - Steve Nash.
Quello che deve fare prima di tutto un playmaker è giocare per la squadra, saperne gestire i ritmi, darle sicurezza e fiducia nei propri mezzi. Pochi giocatori come Steve Nash nel basket contemporaneo hanno saputo fare tutto questo, nessuno ai livelli a cui è arrivato lui. Col suo gioco fantasioso e la sua applicazione degli schemi, Nash ha elevato i suoi compagni di squadra a condizioni tecniche e agonistiche che altri nel suo ruolo di sicuro non avrebbero saputo fare.
Coi Dallas Mavericks di Michael Finley e Dirk Nowitzki ha saputo costruire un team affiatato e talentuoso, arrivando alla finale di Conference nel 2003, sconfitto dai San Antonio Spurs di Duncan e Ginobili.
Ma il capoalvoro vero e proprio Nash lo ha fatto tornando ai "suoi" Phoenix Suns (che lo avevano scelto al draft del 1996). Allenato da Mike D'Antoni, il playmaker è diventato l'espressione perfetta e potente dell'idea di gioco offensivo del suo coach. Quella squadra è stata senza dubbio la più spettacolare da vedere degli ultimi vent'anni di basket NBA. Nash ha ottenuto il riconoscimento personale dell'MVP della Lega nel 2005 e nel 2006, a conferma di un talento cestistico come pochisismi ce ne sono stati. In quelle due stagioni ancora gli Spurs e poi gli ex-compagni di Dallas gli negarono la gioia di partecipare a una finale NBA.
A 37 anni suonati Nash ha ormai pochissime possibilità di arrivare a vincere un anello, probabilmente soltanto andando a giocare in qualche "corazzata" per diventare un componente di un sistema dove le "stelle" sono altre. Quello che però ci ha regalato negli ultimi quindici anni è stato basket di intelligenza e istinto purissimi, e questo potrebbe valere molto più di un anello...
Ecco un breve ma esplicativo esempio di cosa voglia dire TALENTO:
sabato 7 maggio 2011
Sondaggio MVP 2011. Domina D-Rose
Ecco i risultato del sondaggio appena conclusosi sull'MVP 2010/2011.
Come era facilmente prevedibile, ha vinto Derrick Rose, leader dei Chicago Bulls. Non mi aspettavo però avrebbe stravinto con questo scarto.
Ecco i risultati, aseptto commenti.
# 1 DERRICK ROSE (Chicago Bulls)
69,23 %
# 2 LEBRON JAMES (Miami Heat)
12,82 %
# 3 KOBE BRYANT (Los Angeles Lakers)
10,27 %
# 4 KEVIN DURANT (Oklahoma City Thunder)
5,12 %
# 5 DWYANE WADE (Miami Heat)
2,46 %
Come era facilmente prevedibile, ha vinto Derrick Rose, leader dei Chicago Bulls. Non mi aspettavo però avrebbe stravinto con questo scarto.
Ecco i risultati, aseptto commenti.
# 1 DERRICK ROSE (Chicago Bulls)
69,23 %
# 2 LEBRON JAMES (Miami Heat)
12,82 %
# 3 KOBE BRYANT (Los Angeles Lakers)
10,27 %
# 4 KEVIN DURANT (Oklahoma City Thunder)
5,12 %
# 5 DWYANE WADE (Miami Heat)
2,46 %
lunedì 18 aprile 2011
Gara 1 - Spurs e Lakers sorpresi, Ray Allen e Durant senza limiti.
Continuano le sorprese in questo inizio dei playoff.
I Los Angeles Lakers nella loro versione pantofolaia, quest'anno fin troppo ammirata, si fanno battere allo Staples Center 100-109 dai resti dei New Orleans Hornets. O meglio, dal genio cestistico assoluto di Chris Paul, a cui nessuno ha saputo trovare un rimedio per 48 minuti filati. 33 punti, 14 assist, 7 rimbalzi e 4 palle recuperate per CP3, dominatore assoluto della gara. Per i Lakers non pervenuti in maniera onestamente imbarazzante Gasol e Odom, proprio quando di fronte avevano un reparto lunghi alla loro portata ad essere eufemistici. E invece Okafor, Landry e la riserva Gray hanno fatto bello e catttivo tempo sotto canestro, così come Jarrett Jack contro le altrettanto deludenti riserve dei Lakers. Per i gialloviola Kobe Bryant ha piazzato 34 punti tenendo la squadra a galla per tre quarti, ma nelle fasi finali ha sbagliato praticamente tutti i tiri, forzando molto. C'è da dire che, a parte Artest e Bynum, nessuno stava letteralmente giocando...
Assente Manu Ginobili per l'infortunio al gomito, i San Antonio Spurs cedono a sorpresa 98-101 a dei clamorosi Memphis Grizzlies. Nonostante una gara portentosa di Tim Duncan, 16 punti con 8/13 al tiro e 13 rimbalzi catturati, i lunghi degli ospiti hanno sfornato una gara stratosferica: 25 e 14 rimbalzi per Randolph, 24 e 9 per Marc Gasol. Benone anche Conley e Battier che mette la tripla decisiva dopo che nel terzo quarto i padorni di casa avevano ragiunto un vantaggio anche in doppia cifra.
La serie tra Celtics e Knicks si apre in maniera esaltante: i "duri" impongono subito le regole. Stratosferico Amare Stoudemire nel quarto quarto, che alla fine raccoglie 28 punti e 11 rimbalzi. Ma i Celtics mettono in campo un Garnett che non arretra mai e poi mai (15 e 13 rimbalzi), Pierce ne aggiunge 18, e soprattutto He Got Game, Ray Allen, che ne segna 24 e la bomba decisiva, imperiale, a 11 secondi dalla fine. Gara tesissima, stupenda, di quelle che meritano di essere viste e riviste. 87-85 per i Celtics il risultato finale.
Ultima partita della giornata il 107-103 con cui gli Oklahoma City Thunder hanno superato i Denver Nuggets. Match molto tirato, in cui una chiamata arbitrale discutibile ha concesso un canestro irregolare a Perkins a pochi secondi dalla fine. Comunque è meglio parlare delal prova immensa di Kevin Durant: 41 punti con 22 tiri, un controllo tecnico della partita come al momento non ce ne sono nella Lega. Fenomenale, lucido, sempre decisivo. Non c'è niente da fare, è lui il mio MVP. Ed accanto ha un altrettanto magnifico Russell Westbrook, autore di 31 punti e di canestri monumentali. Per Denver grandissima prova di Nene, 22 punti con 9/11 dal campo. 18 punti per Danilo Gallinari, che però in alcuni momenti ha forzato troppo alla ricerca del fallo. Comunque Gara1 è stata fantastica, la serie si preannuncia di quelle che ci faranno godere.
venerdì 19 novembre 2010
Quando eravamo re - Kevin Garnett
In America ci sono moltissimi giocatori di talento, capaci di produrre gioco, attacco e spettacolo.
Ma il carattere lo si misura in difesa, a rimbalzo, nei palloni vaganti.
Ci sono molti grandi giocatori che si atteggiano ad essere "duri". Questo no, questo lo è sul serio.
La grandezza di Garnett non si può misurare col suo palmares: MVP nel 2004, se non avesse incontrato quei Lakers nella finale di conference probabilmente avrebbe al dito almeno u altro anello, vinto con i suoi amati Timberwolves.
Quando è passato ai Boston Celtics ha totalmete rivoluzionato la filosofia della squadra: qui si difende, qui non si cede di un passo, non importa che si ha di fronte. Il titolo 2008 l'ha vinto prima di tutto lui con la sua determinazione, la sua leadership psicologica. Pierce, Allen e anche Rondo gli sono andati naturalmente dietro a livello mentale. Se non si fosse infortunato nel 2009 probabilmente Boston sarebbe arrivata ancora fino in fondo, almeno ad Est. E lo scorso anno, a 34 anni ed un fisico sempre più acciaccato, è stato a una partita dall'anello.
Il tributo a KG non è un piacere, è un atto dovuto.
Ma il carattere lo si misura in difesa, a rimbalzo, nei palloni vaganti.
Ci sono molti grandi giocatori che si atteggiano ad essere "duri". Questo no, questo lo è sul serio.
La grandezza di Garnett non si può misurare col suo palmares: MVP nel 2004, se non avesse incontrato quei Lakers nella finale di conference probabilmente avrebbe al dito almeno u altro anello, vinto con i suoi amati Timberwolves.
Quando è passato ai Boston Celtics ha totalmete rivoluzionato la filosofia della squadra: qui si difende, qui non si cede di un passo, non importa che si ha di fronte. Il titolo 2008 l'ha vinto prima di tutto lui con la sua determinazione, la sua leadership psicologica. Pierce, Allen e anche Rondo gli sono andati naturalmente dietro a livello mentale. Se non si fosse infortunato nel 2009 probabilmente Boston sarebbe arrivata ancora fino in fondo, almeno ad Est. E lo scorso anno, a 34 anni ed un fisico sempre più acciaccato, è stato a una partita dall'anello.
Il tributo a KG non è un piacere, è un atto dovuto.
Iscriviti a:
Post (Atom)












